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Short bibliographical notes and editorial news.

Teoria sociologica

T.W. Adorno, M. Horkheimer, H. Marcuse, E. Fromm, L. Löwenthal, F. Pollock, La Scuola di Francoforte, a cura di E. Donaggio. Torino: Einaudi, 2005

, July 10, 2007

La Scuola di Francoforte costituisce uno dei momenti più importanti del panorama culturale e intellettuale, delle scienze sociali e politiche e della filosofia, del XX secolo. Enrico Donaggio, in questo testo, raccoglie alcuni contributi degli autori francofortesi, cercando di sistematizzarli e fornire al lettore una “mappa” completa della visione, del metodo, degli interessi, delle prospettive e delle proposte che la Scuola di Francoforte ha generato.

I saggi raccolti sono raggruppati in tre parti. La prima parte è dedicata alla comprensione del senso della teoria critica. Si delinea qui come la teoria critica basi le sue categorie sul chiarimento e le legittimazione da parte della ricerca empirica (Horkheimer, L’istituto per la ricerca sociale) e come la teoria critica venga distinta della teoria tradizionale. Mentre lo studioso di una disciplina specialistica considera esteriore la realtà sociale con i suoi prodotti e, come cittadino, manifesta il suo interesse per essa scrivendo articoli politici, il pensiero critico tenta di andare oltre tale tensione. La Scuola di Francoforte lotta contro il conformismo del pensiero, ossia contro la convinzione che esso sia una professione stabile, un ambito chiuso all’interno della totalità sociale (Horkheimer, Teoria tradizionale e teoria critica). Assai importante in questa sezione è il chiarimento del rapporto tra filosofia e teoria critica, operato dal saggio di Marcuse. Come la filosofia, la teoria critica si oppone all’acquiescenza alla realtà, al positivismo soddisfatto; ma, a differenza della filosofia, trae i suoi obiettivi soltanto dalle tendenze presenti del processo sociale e non teme l’utopia. La prima sezione del testo è completata da tre saggi: di Fromm sul su masochismo e autorità, di Adorno sul carattere di feticcio della musica e di Pollock sul capitalismo di Stato, che sono esemplificativi del riflesso del senso della teoria critica su alcuni temi e problemi classici della Scuola, come quelli appunto dell’autorità e dell’uso della psicoanalisi, della cultura di massa e dell’analisi economico-politica.

Uno dei temi che maggiormente caratterizza da sempre la sociologia e le scienze sociali è certamente quello della modernità e dei suoi effetti ambivalenti; la seconda parte del libro raccoglie alcuni scritti che esemplificano bene il rapporto dei francofortesi con questa dimensione. I saggi presentati permettono innanzitutto di approfondire il ruolo della razionalità nell’evoluzione storica della modernità. In particolare, i saggi di Horkheimer e Adorno sul concetto di ragione, sulla dialettica dell’illuminismo e sull’industria culturale tracciano molto esplicitamente il lato oscuro della razionalità e della modernità. Nel XX secolo, tutti i concetti fondamentali divengono degli involucri formali, il cui contenuto non è più passibile di alcuna giustificazione razionale. L’Illuminismo, degenerando nel positivismo, si è trasformato in una forma di dominio sulle cose, ritorcendosi sulla coscienza e sull’essere degli uomini. E proprio l’industria culturale, intesa come prassi che trasferisce il movente del profitto nudo e crudo sui prodotti dello spirito, infine, induce l’Illuminismo a diventare inganno per le masse.

I saggi successivi di Loewenthal e Adorno di questa sezione, dedicati a terrore, personalità totalitaria e educazione dopo Auschwitz, mettono in luce l’attenzione profonda che la teoria critica poneva sui fenomeni totalitari e, più in generale, sulla complessa vicenda politica del cuore del XX secolo. Il saggio di Loewental sul terrore manifestatosi nei sistemi totalitari lega questo fenomeno alla disgregazione della personalità individuale, all’allontanamento di ogni legame razionale tra decisioni del governo e destino individuale, alla perdita di senso del destino individuale. L’attenzione alla dimensione individuale si rivela anche nei saggi di Adorno e Horkheimer sulla personalità autoritaria e di Adorno sull’educazione dopo Auschwitz: tutti questi contributi, al di là delle ormai note teorie di questiautori in proposito, aiutano il lettore a comprendere la rilevanza che i francofortesi attribuivano alla figura dell’uomo in quanto tale, all’importanza di ogni singola vita e delle relazioni sociali che la costituiscono.

L’ultima parte della raccolta di saggi accoglie testi di Adorno, Horkheimer e Marcuse che sono accomunati dal fatto di delineare una sorta di messaggio finale lasciato dalla teoria critica. Si segnala qui soprattutto la celebre posizione di Marcuse circa “l’ipotesi di una civiltà sotto ildominio di un principio non repressivo del progresso e nella quale il lavoro diventa gioco” (p. 313). Ma tutti i saggi di questa sezione non fanno che rimarcare la genuina passione per la conoscenza e l’influenza positiva che ciò può avere per gli uomini e per la società: dice Horkheimer: “nonostante tutto, si deve cercare di fare e realizzare ciò che si ritiene vero e buono. Era questo il nostro principio: pessimisti in teoria e ottimisti in pratica!”(p. 386).

Il testo curato da Donaggio ha il merito di riproporre le idee e i concetti dei tanti autori della Scuola di Francoforte, fornendo loro un’omogeneità e un’articolazione di discorsi assai utile per chi voglia riprendere i sentieri tracciati dalla teoria critica. Perché, per quanto forse oggi le assunzioni di quei pensatori non siano sempre completamente riutilizzabili per spiegare tutta la complessità attuale della società globale, dopo il tardo capitalismo, resta il valore profondo della loro capacità di far dialogare le varie scienze sociali (psicologia, sociologia, antropologia culturale, politologia, storia) e del loro senso di responsabilità politica.

Keywords: Teoria critica, scuola di Francoforte, Adorno, Horkheimer, Marcuse
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