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Mediazione, contesto sanitario
La mediazione interlinguistica e interculturale nel contesto sanitario
, May 14, 2007
Author:

Viola Barbieri, Università di Modena e Reggio Emilia, dottore di ricerca.

Description:

Oggetto. La tesi affronta un tema di attualità, ma che non è mai stato studiato secondo la metodologia che vi viene proposta. Il tema è dato dalla mediazione interculturale, nello specifico condotta in ambito ospedaliero, uno degli ambiti in cui in Italia è più praticata, a causa dell’esigenza di offrire un servizio di cittadinanza centrale nella società anche agli immigrati. A questo scopo, il servizio sanitario richiede un servizio di mediazione che consenta il contatto efficace tra immigrati e personale sanitario.

Su queste basi, è evidente l’interesse per l’intreccio tra traduzione e mediazione nel servizio di contatto proposto tra immigrati e personale istituzionale (nel caso specifico sanitario): in particolare, questo intreccio permette di chiarire il significato dell’interazione che avviene in presenza di un mediatore, un operatore sanitario e un paziente. Oggetto della tesi è il tipo di interazioni che vi vengono costruite attraverso la mediazione e la traduzione, dal punto di vista delle forme intercultuali ed interlinguistiche emergenti. In questo studio, infatti, anche la traduzione è oggetto di analisi per il fatto che incorpora forme culturali e riproduce quindi nell’interazione sociale il significato dell’incontro tra istituzione (sanitaria) e individui di origini linguistiche e culturali estranee all’istituzione.

Metodologia. Per impostare l’analisi sul piano teorico, partendo dal problema ancora scarsamente studiato del rapporto tra interazione interlinguistica e mediazione interculturale, dapprima sono state ricostruite ed intrecciate in modo originale diverse prospettive teoriche: gli studi sull’interpretariato di comunità, l’analisi della conversazione, le teorie della comunicazione e della comunicazione interculturale. Inoltre, viene offerta una descrizione il contesto sanitario in cui avviene l’interazione, utilizzando alcuni modelli interpretativi del significato del sistema di cura medica nella società occidentale. Dal punto di vista metodologico, va sottolineato che la tesi non si pone l’obiettivo di un’analisi antropologica, pertanto non si è affrontato il problema specifico della cultura araba e della sua influenza sull’interazione. L’obiettivo era invece quello di analizzare l’interazione “triadica”, cioè tra due soggetti di lingua diversa e la presenza di un mediatore: ne è conseguito un approccio che utilizza metodologie e tecniche di ricerca incentrate sul significato della comunicazione, che costituisce in questa prospettiva l’operazione sociale fondamentale.
Nello specifico si analizzano le interazioni prodotte in due contesti sanitari diversi, in due aree emiliane vicine, con due mediatrici diverse entrambe di lingua, le cui conversazioni sono state tradotte successivamente da parte di una traduttrice di lingua araba.
La scelta di limitare l’analisi alla mediazione in lingua araba è stata determinata dalla necessità di lavorare su un corpus di dati omogeneo dal punto di vista linguistico, in particolare per quel che riguarda una tipologia di situazioni che appare largamente diffusa nel nostro paese ed in particolare nell’area emiliana presa in considerazione. Sempre dal punto di vista metodologico, è anche importante sottolineare che l’analisi condotta non si pone l’obiettivo di una quantificazione, ossia di identificare percentuali di tipologie di interazioni (o di parti di interazioni), oppure ricorrenze statisticamente significative. Si tratta invece di un’analisi che intende esemplificare modi e forme che sono riscontrabili in interazioni triadiche di mediazione ed indicare così, per scopi di ulteriore ricerca, formazione degli operatori o riflessione politica, che cosa può accadere nel corso della mediazione interlinguistica e interculturale.
In sintesi, il valore euristico di questo tipo di lavoro è dato da quello che, seguendo il sociologo tedesco Niklas Luhmann, è stato definito “illuminismo sociologico”: osservare possibili equivalenti che si possono riscontrare nello svolgimento di una particolare funzione (nella fattispecie la mediazione interlinguistica e interculturale), delimitando nel contempo l’influenza di altre variabili (nella fattispecie, il tipo di contesto e la lingua di traduzione). La necessità di rendere conto del significato culturale del contesto, in apparente contraddizione rispetto alla mancanza di considerazione per la cultura araba e alla sua neutralizzazione come variabile esterna, è data dal fatto che l’interazione di mediazione è parte del sistema complessivo in cui si svolge (nel caso specifico, il sistema di cura medica) e quindi è in se stessa portatrice della cultura di tale sistema.
A partire da questa composita costruzione concettuale e metodologica, viene proposta un’analisi delle interazioni, accompagnata dall’analisi di alcune interviste somministrate alle mediatrici e ai medici coinvolti, atte a capire anche la prospettiva dei partecipanti sull’interazione svolta e sui suoi fondamenti culturali (fondamenti dell’interazione, non della cultura di appartenenza dei partecipanti).

Risultati. I risultati dell’analisi sono particolarmente interessanti e possono essere sinteticamente riassunti come di seguito. Dall’analisi delle interazioni e delle interviste ai partecipanti ai colloqui medici emerge una certa coerenza con alcuni obiettivi affidati astrattamente alla mediazione da specialisti e progettisti, ma anche notevoli discrepanze in termini di processi comunicativi attivati. Se l’obiettivo primario di garantire l’accesso dello straniero al servizio sanitario appare pienamente raggiunto, gli aspetti linguistici e comunicativi che emergono nelle interazioni, invece, presentano caratteri di complessità tale che risulta problematico ricondurre le forme di comunicazione promosse dalla mediazione alle categorie richiamate dalla letteratura, ossia la promozione del dialogo interculturale e la gestione del conflitto interculturale.
Innanzitutto, l’analisi, che si è avvalsa fruttuosamente di alcuni strumenti dell’analisi della conversazione per osservare gli aspetti linguistici dell’interazione, mostra la necessità di distinguere le forme di comunicazione che emergono nell’ambito delle conversazioni diadiche, cioè a due, tra mediatrice e paziente o tra medico e mediatrice, da quelle emergenti nell’ambito di conversazioni triadiche, coinvolgenti tutti e tre i partecipanti contemporaneamente. Questa distinzione riguarda l’emergere di forme di comunicazione interpersonali e promozionali prevalentemente nell’ambito delle conversazioni diadiche tra mediatrice e paziente, che possono avere luogo separatamente, ad esempio in fase di accoglienza, ma anche nell’ambito del colloquio medico triadico. Invece, nell’ambito di conversazioni triadiche è stato osservato primariamente l’allineamento della mediazione alle forme di comunicazione impersonali tipiche del sistema sanitario, che, da un punto di vista interculturale assumono un carattere non promozionale, orientato alla separazione delle prospettive e all’adattamento unilaterale del paziente alle prassi del sistema medico.

La letteratura specializzata indica nella mediazione interculturale un dispositivo per la risoluzione dei conflitti interculturali e per la costruzione di ponti tra le culture in un intento di congiunzione e sintesi tra le diversità. Alla luce di questi obiettivi, il mediatore dovrebbe costituirsi come terza parte neutrale che, evitando di porsi come avvocato della parte più debole, è in grado di fornire alle parti gli strumenti necessari per costruire un rapporto interculturale di successo (empowerment). L’analisi dei dati empirici, tuttavia, mostra che l’espressione della diversità e la gestione degli eventuali conflitti emergenti dalla compresenza di orientamenti culturali contradditori si realizza soprattutto in sede di conversazione diadica tra mediatore e paziente: in altre parole le diversità entrano in contatto nella comunicazione triadica solo marginalmente, fornendo scarse occasioni ai mediatori di promuovere forme di coordinamento o di gestione dei conflitti. Nei rari casi in cui emerge un conflitto nell’ambito della conversazione triadica, poi, si osserva come le mediazione non possa essere definita dal concetto di empowerment rispetto alla parte più debole.

In definitiva, si osserva che il conflitto ed il dialogo interculturale risultano forme della comunicazione improbabili nel sistema di cura medico alla luce di: a) l’orientamento del sistema di cura medica, a cui generalmente si allinea la mediazione, a mantenere il proprio ordine interno attraverso forme della comunicazione che promuovono la prevenzione del contatto e del conflitto tra le diversità e b) le osservazioni del trattamento delle diversità rilevanti come gestite generalmente dalla mediatrice in separata sede o filtrate attraverso la traduzione, in accordo col medico, in sede di conversazione triadica.
Ciononostante è stato anche osservato che la mediazione è in grado di attivare forme di comunicazione interpersonali, orientate alla promozione dell’espressione della diversità del paziente che possono creare i presupposti per l’emergere di dialogo interculturale tra i tre partecipanti. Questo orientamento, tuttavia, generalmente rimane limitato alla comunicazione tra mediatrice e paziente, stentando a tradursi in promozione della partecipazione attiva del paziente nell’ambito della comunicazione con il medico.

In conclusione, la mediazione appare in grado di promuovere forme di comunicazione fondate sulla valorizzazione della persona e della diversità culturale del paziente, ma solo marginalmente crea di fatto le condizioni affinché tutti i partecipanti si allineino a forme della comunicazione promozionali, quindi solo raramente si pone come fattore di cambiamento rispetto agli orientamenti primari del sistema di cura medica occidentale.

Per contatti

Related Publications:
  • Contributo in fase di pubblicazione in: Gavioli L. (ed.), La mediazione interlinguistica e interculturale: proposte di analisi. Perugia: Guerra.
  • Paper sottoposto alle selezione dell’Istituto cattaneo di Bologna per la pubblicazione “Cultura in Italia”
  • Presentazione dei risultati della ricerca nell’ambito di due convegni internazionali:
    a) Convegno internazionale per l’anniversario del V anno della rivista Salute e Società: "Scienze sociali e salute nel XXI secolo: nuove tendenze, vecchi dilemmi?", Forlì, 19-21 aprile 2007;
    b) "La traduzione come promozione della partecipazione nella comunicazione interculturale", Modena 17-18 maggio 2007.
Keywords: Mediazione, contesto sanitario
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