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Etnografia
Percorsi, traiettorie, saperi e pratiche collettive nel campo artistico-professionale della danza
, July 20, 2007
Author:

Chiara Bassetti, Ph.D candidate, Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale, Università di Trento.

Description:

Lo scopo della ricerca, dal titolo "Percorsi, traiettorie, saperi e pratiche collettive nel campo artistico-professionale della danza", è quello di esaminare il campo professionale, i percorsi formativi e le traiettorie all’interno di esso, le forme di acquisizione, trasmissione e dispiegamento dei saperi, la cultura occupazionale, le modalità pratiche e collettive di lavoro, riguardanti quella particolare professione artistica che è la danza. L’obiettivo è quello di cogliere l’esperienza quotidiana del danzatore come un tutto organico e vivo e di descriverla nei termini della cultura della comunità occupazionale, pratica ed epistemica, cui egli stesso appartiene.

Quattro i cardini della ricerca (vedi schema sottostante). I primi due – riguardanti, da un lato, campo e mercato, dall’latro lato i percorsi di formazione - tendono all’individuazione dei confini del campo e delle possibili traiettorie che in esso si possono intraprendere. Il terzo volge invece l’attenzione alla creazione del corpo danzante, alla socializzazione – anche corporea - alla professione, all’acquisizione della cultura e dell’habitus del/la ballerino/a. Il quarto, infine, intende cogliere le pratiche di lavoro (artistico) quotidiane e situate di quel corpo che si muove, (inter)agisce ed esperisce tra altri corpi. Tre, in particolare, le dimensioni qui rilevanti:

  • I limiti e rischi connessi all’uso del corpo come strumento di lavoro: che tipo di ‘manutenzione’ corporea è necessaria? A cosa deve fare attenzione un danzatore? Quali sono i sacrifici quotidiani – ‘orari’, disciplina, pratiche ascetiche come le diete alimentari - che s’impone? Quale la disciplina? Quante sono e come sono distribuite le ore di allenamento, studio, prove e/o lavoro giornaliere? Come vengono gestiti, teoreticamente e praticamente gli infortuni? E la vecchiaia? Quali sono, in questo senso, le differenze tra uomini e donne?
  • Le caratteristiche di una pratica artistica fondata sul movimento: come si distingue un movimento da un altro? Un passo da un altro? Come si ‘vede’ un movimento e come lo si riproduce? Quali sono i criteri di giudizio e valutazione? Come si imparano e memorizzano le sequenze di movimenti? Come s’intrecciano schemi mentali e meccanismi corporei?
  • La forte dimensione collettiva della danza che si riscontra rispetto a qualsiasi posizione nel campo: dallo studio a scuola alle audizioni, dalle prove per uno spettacolo alla messa in scena, la danza è interazione, è azione collettiva. Quanta importanza ha osservare gli altri in un apprendimento quasi esclusivamente mimetico e cinetico? Cosa significa ‘ballare insieme’? Come “rendere in pratica” una coreografia? In che modo le singole durate (durée) interiori sincronizzano i propri movimenti corporei? Quali sono i pattern d’interazione? Le dinamiche di gruppo? Come vengono gestiti i conflitti? Attraverso quali pratiche si crea coesione in una compagnia di danza? In quale grado e in che modo i membri rafforzano la disciplina morale e corporea l’uno con l’altro? Qual è il grado di condivisione esperienziale e culturale? Che tipo di relazioni s’instaurano tra i membri della comunità di riferimento? Che peso hanno, in questo, i diversi ruoli professionali e le differenti posizioni gerarchiche?

Dal punto di vista metodologico, gli strumenti scelti sono i seguenti:

  • prolungati periodi di osservazione etnografica di due scuole e due compagnie di danza – a diversi livelli di avanzamento artistico-professionale e diversamente posizionate, intermini di centro-periferia, nel campo – per immergersi nel quotidiano esperienziale e vissuto, pratico e corporeo, morale e conoscitivo, percettivo ed emotivo, dei membri dell’universo considerato;
  • frequentazione di un corso di danza, allo scopo di servirsi del corpo come strumento d’indagine, di partire dall’esperienza corporea (ma non solo) personale per comprendere, in senso weberiano, cosa significhi divenire (ed essere) una danzatrice, ponendo se stessi nell’universo considerato come partecipanti attivi;
  • interviste in profondità a diversi tipi di professionisti – ballerini di musical, del teatro d’opera, del balletto classico, della televisione, insegnanti e coreografi, in maggioranza italiani, ma anche stranieri – col duplice fine di raccogliere informazioni sulle caratteristiche e i confini del campo, le condizioni di mercato e le circostanze di lavoro, e di acquisire familiarità con i significati, i linguaggi, le rappresentazioni, la cultura professionale e i saperi circolanti nella comunità di riferimento;
  • raccolta di diari che alcuni danzatori hanno accettato di compilare per due settimane ogni quattro mesi, allo scopo di comprendere meglio le coordinate spazio-temporali, i ritmi e le routine della quotidianità dei professionisti in esame: giornata-tipo e routines quotidiane, tempo (intervalli ogni mezz’ora) dedicato, rispettivamente, allo studio, alle prove e agli spettacoli, progressi quotidiani in dettaglio, gestione del tempo libero e forme di rinuncia, alimentazione e controllo del peso, ecc.;
  • raccolta e analisi, per lo più descrittiva, dei dati sull’occupazione, le retribuzioni e la previdenza raccolti dall’ENPALS (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo), al fine di studiare le condizioni del mercato lavorativo in esame.

Per contatti

Related Publications:

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Keywords: Parole chiave Danza, Professioni artistiche, Habitus, Corpo, Performance
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